L’influenza
delle emozioni sulla digestione
di Lise Bourbeau
(articolo pubblicato su Bio Contact,
Gennaio 2005)
Se si tiene conto che ogni problema fisico è direttamente
legato ad un modo di pensare, diventa facile giungere alla conclusione che la
difficoltà nel digerire un alimento corrisponde ad una difficoltà nel digerire
bene, vale a dire ACCETTARE, un’altra persona o una situazione.
Va da se che se
abbiamo un problema nell’accettare ciò che avviene, ad accettare
l’atteggiamento ed il comportamento di qualcuno, questo tipo di situazione ci
farà vivere molte emozioni. Prima d’andare oltre, voglio precisare bene la
differenza tra un’emozione ed un sentimento.
Un’emozione è un’attività mentale d’accusa, dunque di non
accettazione. Nel momento in cui incominciamo ad accusarci o ad accusare
qualcun altro, non siamo più in grado di sentire: il nostro ego prende il
sopravvento sul nostro cuore, poiché non è d’accordo con ciò che accade.
L’attività mentale prende il sopravvento e si manifestano delle emozioni, in
particolare la collera. Si sono sempre molte altre emozioni associate alla
collera: l’aggressività, l’impazienza, l’intolleranza, la frustrazione, e si
può arrivare fino al rancore e
all’odio. Ritroviamo sempre dietro a tutte queste emozioni un grande sentimento
di dolore o di tristezza. Perché? Perché la nostra anima soffre all’idea che
smettiamo di provare qualcosa.
Un sentimento
corrisponde piuttosto alla capacità di provare qualcosa mentre osserviamo
quello che accade, senza attività mentale né accusa. Per esempio, un sentimento
d’ammirazione alla vista di qualcosa di bello, un sentimento di gioia nel
sentire la risata di un bambino, ecc. Può anche provenire da una situazione
considerata negativa, come un sentimento di paura quando si sta per cadere, un
sentimento d’abbandono quando qualcuno ci ha dimenticato, ecc. Perché questo
possa essere considerato sentimento, dobbiamo sentire ciò che accade
interiormente ed essere capaci di guardare questi sentimenti senza giudicarli
né bene né male. Si tratta della capacità di “sentire” e darsi il diritto
d’essere umani e soprattutto d’avere delle paure che provengono dalle nostre
ferite non guarite dell’anima. Una persona che può arrivare a sentire in questo
modo, senza giudizio, è allora in grado di agire così con gli altri. Così
eviterà di vivere delle emozioni e, di conseguenza, dei problemi di digestione.
Vi siete già chiesti perché lo stomaco è situato proprio
vicino al cuore? Sapete, la sua morfologia non è casuale: il corpo è creato in
modo molto intelligente. Per esempio, il cuore è situato nel pieno centro del
corpo per indicarci che un essere umano centrato è una persona che sta nel
proprio cuore. Avrete anche sicuramente notato che il cuore non è più veramente
al centro del corpo fisico e questa constatazione è interessante, perché il suo
posto naturale dovrebbe essere al centro del corpo. Per il moment, il cuore
della maggior parte della gente è decentrato per mostrarci a quale punto noi,
gli esseri umani, siamo diventati decentrati nel corso degli anni e delle
generazioni. Una persona centrata nel proprio cuore è colei che può osservare
tutto ciò che accade, tutte le persone intorno a sé, senza mai giudicare
chicchessia come buono o cattivo, corretto o no. Ella accetta che ciascuno è
differente.
Per contro, la
persona decentrata è colei che giudica, che critica facilmente ogni volta che
le cose non avvengono secondo le sua aspettative o quando la gente intorno a
lei non agisce secondo le sue aspettative o le sue credenze. Prendiamo
l’esempio di una signora che non può
accettare la cattiva abitudine del marito di rimandare sovente all’indomani
quello che deve fare. Lei giudica questo comportamento come «cattiva abitudine»
secondo dei criteri che si basano sulle sue credenze, apprese in gioventù. Ciò
implica che ogni volta che lui si comporta in questo modo, la collera prende il
sopravvento su di lei, indipendentemente dal fatto che lei la esprima oppure
no. Se lei si trattiene dall’esprimerla, essa le creerà ancora più danno nel
suo corpo fisico.
Il fatto di vivere questa collera la blocca impedendole di
essere nel proprio cuore e di sentire
le paure che si risvegliano in lei a causa di questo comportamento e allo
stesso modo le impedisce di scoprire ciò che vive suo marito, ciò che lo
aiuterebbe a scoprire le paure che gli impediscono di passare all’azione
immediatamente. Nel bloccare il proprio cuore, lei blocca contemporaneamente il
suo stomaco che non è più in grado di portare avanti il suo lavoro in maniera
naturale.
Perché è così difficile accettare gli altri senza
giudicarli ed è così facile volerli cambiare? Ciò proviene principalmente dalle
nostre ferite di tradimento o di ingiustizia. La ferita del tradimento viene
attivata nel momento in cui l’altro agisce in maniera opposta a ciò che noi ci
aspettiamo. Crediamo che una persona che ci ami debba sempre cercare di farci
piacere. Non facciamo differenza tra «piacere» e «amare». Qualcuno può
scegliere di non farci piacere, vale a dire non agisce secondo le nostre
aspettative, e ci ama comunque.
Per esempio, non è che dal momento che l’uomo ha scelto di
rimandare all’indomani ciò che la moglie vuole oggi egli sta per comunicarle
che non la ama. Egli non fa altro che affermare ciò che preferisce. Se
ascoltare le proprie preferenze lo mette in una situazione precaria, questo non
riguarda che lui, perché sarà soltanto lui a doversene assumere le conseguenze.
Il fatto che la moglie vive tante emozioni proviene sicuramente dal fatto che
crede di dover essere lei ad assumerne le conseguenze: è falso. La legge della
responsabilità dice bene che nessuno al mondo si trova qui per assumersi le
responsabilità o le conseguenze degli altri. Coloro che non rispettano questa
legge della responsabilità sono coloro che vivono molte emozioni, che si
sentono spesso molto in colpa o che cercano di colpevolizzare gli altri.
La ferita dell’ingiustizia si attiva quando crediamo che
qualcosa non sia giusto o giustificato o non sufficientemente perfetto. Noi dobbiamo soprattutto paura d’essere
giudicati. Prendiamo l’esempio del padre che non riesce a digerire il modo di
vivere, di vestirsi, di pettinarsi del figlio e che si ritrova ad essere
ansioso, perché il figlio non vuole più continuare gli studi. Da quando è nato
sogna di vederlo riuscire negli studi e soprattutto che abbia una brillante
carriera. La sua motivazione è principalmente la paura di ciò che diranno gli
altri se suo figlio si trascina per strada, perché lui è riuscito, anche senza
studi universitari, a farsi strada nella società. Crede sinceramente che sia
ingiusto da parte di suo figlio non approfittare dell’opportunità che ha di
studiare a lungo quando lui, il padre, non ne ha avuto la possibilità, venendo
da una famiglia molto povera. La sua difficoltà a digerire questa situazione ed
il comportamento di suo figlio influiscono direttamente sulla sua capacità di
digerire il cibo.
Il corpo fisico ha un’intelligenza perfetta e rappresenta
uno strumento formidabile per portare
la nostra attenzione su come vivere in armonia. Di fatto, siete forse
obbligati a dover sempre indicare al vostro stomaco come digerire tutto quello
che gli date? No, al contrario vi fidate del fatto che il vostro corpo sa da
solo come digerire. La stessa cosa vale per tutto quello che avviene intorno a
noi. Non dobbiamo dire a tutti come vivere la loro vita, dobbiamo aver fiducia
nel fatto che ciascuno sappia nel profondo di se stesso ciò di cui ha bisogno e
qualunque siano le sue decisioni nella vita questi imparerà qualcosa che gli
sarà utile un giorno.
Questo non impedisce i dare dei consigli, di voler dirigere
un’altra persona, ma c’è una netta differenza tra dirigere e voler controllare.
La persona che dirige dà i suoi consigli o i suoi suggerimenti e lascia poi
andare non preoccupandosi di cosa l’altro farà dei suoi consigli. Non vivrà
dunque delle emozioni se l’altro avrà un’opinione diversa e non avrà quindi
problemi di digestione.
Ciò che abbiamo detto si applica anche a noi. Ogni volta
che non riusciamo a digerire un nostro comportamento o un nostro atteggiamento
interiore, influenziamo il nostro modo di digerire il cibo. Non digerirci
significa provare della collera per noi stessi e volerci cambiare a tutti i
costi quando agiamo in maniera opposta a ciò che ci dice il nostro ego, che
corrisponde all’insieme di tutte le nostre credenze.
Uno strumenti per eccellenza che ci vengono in aiuto per
digerire meglio ciò che avviene intorno a noi è la tecnica dello specchio. Si
dimostra infallibile, perché si basa unicamente sulla legge della
responsabilità e della compassione. Ogni volta che una persona ci da fastidio,
ci fa vivere della collera, è importante osservare di cosa accusiamo questa
persona. Ritorniamo all’esempio della signora che viene disturbata dal
comportamento del marito. Ciò che la disturba è il fatto che lui rimandi all’indomani.
Allora lei deve chiedersi di cosa lo accusa. Se lo accusa di essere pigro,
indica che lei ha una credenza secondo cui essere pigri è qualcosa di
inaccettabile. Ci troviamo tutti su questo pianeta per imparare ad accettarci
sia nei nostri aspetti positivi che negativi. Sfortunatamente, a seguito della
nostra educazione, abbiamo appreso che tutto ciò che è considerato negativo è
inaccettabile. Chi decide cosa è negativo e cosa non lo è? SOLTANTO l’EGO.
Poiché ciò che si rivela negativo per una persona può mostrarsi molto positivo
per un’altra.
Così impariamo che la signora, non accettando l’aspetto
pigro del marito, non accetta questo aspetto in se stessa. Ciò significa che
fintanto che si vede vivere un po’ di pigrizia si sente colpevole e ce l’ha con
se stessa. Può persino nascondersi di avere voglia di un momento di
pigrizia. E questo può anche arrivare a
non autorizzarsi mai ad avere momenti di pigrizia. Più lei se ne priva, più
vorrà impedirlo agli altri e più vivrà delle emozioni nel momento in cui
qualcuno si autorizza a fare qualcosa che lei non osa permettersi per non
sentirsi in colpa.
Questa tecnica dello specchio è eccellenti per aiutarci ad
accettare tutti gli aspetti di noi. Se la signora si prende il tempo di
guardarsi quando vive un momento di pigrizia senza giudicarsi ne criticarsi e
si chiede qual è il suo intento in quel momento, vedrà bene che a causa del
fatto che rispetta i suoi limiti in certi momenti ha il diritto di non voler
fare niente. Nel darsi questo diritto le sarà molto più facile sapere cosa vive
suo marito perché, in quei momenti di pigrizia, anche lui ha lo stesso intento.
La cosa più stupefacente da scoprire con questa tecnica è
che quando accusiamo gli altri di qualcosa e noi non crediamo di essere così,
in realtà altre persone ci accusano della stessa cosa. La signora potrebbe, per
esempio, chiedere a suo marito se, in un dato momento, lui l’ha trovata pigra,
in un ambito qualsiasi della vita. Secondo lui, per esempio, lei è pigra nel
campo dell’esercizio fisico o nell’occuparsi dei conti di casa.
Per terminare, ogni volta che avete un problema di digestione, invece di chiedervi: «Cosa ho mangiato o bevuto che mi difficile mandar giù in questo momento?», vi consiglio di chiedervi, invece: «Che cosa ho difficoltà a digerire in questo momento, quale comportamento non mi va giù e non risponde alle mie aspettative?». Nel fare questo tipo di lavoro di accettazione scoprirete che non c’è nessuno al mondo che ha per missione di rispondere sempre alle vostre aspettative e che anche voi non siete qui per rispondere alle aspettative degli altri. E sarete lieti di con statere che le vostre relazioni ne gioveranno nettamente.
Vi auguro una BUONA DIGESTIONE!